HomeAttualitàGiovanni Falcone, 24 anni dopo la strage di Capaci

Giovanni Falcone, 24 anni dopo la strage di Capaci

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” “A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili.” Fu assassinato con la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta nella strage di Capaci per opera di Cosa Nostra. Assieme al collega e amico Paolo Borsellino è considerato una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale. Più di cinquantamila studenti hanno ricordato stamane Giovanni Falcone a 24 anni dalla strage di Capaci. A Palermo, alla cerimonia di commemorazione, dall’aula bunker dell’Ucciardone, hanno partecipato le alte cariche dello Stato, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando e quello dell’Istruzione Stefania Giannini e anche Giuseppe Antoci, presidente del Parco Dei Nebrodi, scampato la settimana scorsa ad un attentato di mafia. “Palermo chiama e l’Italia risponde”: è il titolo scelto per tutte le cerimonie che oggi ricorderanno il ventiquattresimo anniversario della strage di Capaci. Il programma è stato organizzato dalla Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone” e prevede manifestazioni a Palermo, Milano, Gattatico, Firenze, Napoli, Roma, Pescara, Bari, Barile. Ma anche in tanti altri comuni del Paese. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio a Maria Falcone, presidente della fondazione: “Esprimo la mia vicinanza e la mia gratitudine a tutti voi presenti nell’aula bunker, a chi non si è mai scoraggiato nella battaglia contro le mafie, contro l’illegalità e contro la corruzione, a chi lo ha fatto a costo di sacrificio personale e a chi ha compreso il valore della cultura della legalità, che vive anzitutto nell’agire quotidiano”. E ha aggiunto: “Il 23 maggio è una data incancellabile per gli italiani. La memoria della strage di Capaci – a cui seguì la barbarie di via D’Amelio in una rapida quanto disumana sequela criminale – è iscritta con tratti forti nella storia della Repubblica e fa parte del nostro stesso senso civico. Un assassinio, a un tempo, che ha segnato la morte di valorosi servitori dello Stato, e l’avvio di una riscossa morale, l’apertura di un nuovo orizzonte di impegno grazie a ciò che si è mosso nel Paese a partire da Palermo e dalla Sicilia, grazie alla risposta di uomini delle istituzioni, grazie al protagonismo di associazioni, di giovani, di appassionati educatori e testimoni. In questa giornata altamente simbolica desidero esprimere la mia vicinanza e la mia gratitudine a tutti voi presenti nell’aula bunker, a chi non si è mai scoraggiato nella battaglia contro le mafie, contro l’illegalità e contro la corruzione, a chi lo ha fatto a costo di sacrificio personale e a chi ha compreso il valore della cultura della legalita’, che vive anzitutto nell’agire quotidiano”.

Per il premier Matteo Renzi: “Se questo paese è un po’ più forte e più libero lo deve anche a persone come Falcone e Borsellino. Nella loro memoria continua il nostro lavoro per combattere tutte le forme di mafia. Ciascuno di noi, più o meno della nostra età, ricorda quel momento. E’ uno di quei momenti in cui ti ricordi esattamente cosa stavi facendo e dove eri. Io per esempio, nel mio piccolissimo, ho deciso allora di fare giurisprudenza”.

C’è voluta questa strage, con il pesante sacrificio umano che si è trascinata, per scuotere le coscienze. E far cambiare idea non tanto ai mafiosi ma a quella pletora di nemici, pubblici e privati, che il dottor Falcone ha avuto durante la sua carriera. E a quei siciliani che continuavano a ripetere fino a quel momento: tanto si uccidono fra di loro i mafiosi.

Magistrati e professionisti, politici e borghesi, che hanno attaccato il dottor Falcone in vita, dopo la sua morte come per un incantesimo hanno iniziato a dire che erano tutti amici di “Giovanni”, che stimavano “Giovanni” e che gran magistrato era “Giovanni”. Dopo la sua uccisione il dottor Falcone sembrava di colpo aver conquistato più amici. Anche e soprattutto fra i nemici.

fonte: l’Espresso

 

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