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Donne, lavoro e maternità : l’Italia non è un paese per donne con figli

Le giovani donne non possono scegliere liberamente quando diventare madri, uno dei più insidiosi fenomeni italiani, perché rimanda al nostro sistema economico e familiare  complesso e distorto dove per ridurre il rischio di povertà è necessario  l’aumento dell’occupazione femminile e soprattutto per una donna , programmare quasi sempre la sua prima gravidanza . In realtà, nella mente di ogni giovane donna  si strutturano degli ostacoli (fondati), che impediscono di conseguire il sogno di “essere madre” molto prima di quando “si può”,  l’orologio biologico viene spostato  e l’ISTAT  conferma che l’età media in cui si decide di affrontare il primo parto è 32,1 anche se permane il desiderio di avere un figlio molto prima.

E’ raro che  si riesca a diventare mamme  quando lo si desidera, l’insicurezza per il proprio lavoro, che tra l’altro  cala sempre più vertiginosamente e  costringe alla precarietà, ed ancora, la carenza di servizi dedicati alla prima infanzia, troppo pochi e mancanti,mantengono questa visione negativa rispetto al proprio futuro e a quello delle nuove generazioni.

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La questione delle nascite , della crescita dei bambini  è una questione politica e sociale fondamentale, il panorama italiano  impone  asili privati con costi elevatissimi ed insufficienza  di  scuole pubbliche, ed inoltre difficoltà enormi  per le giovani mamme di conciliare la cura dei propri figli con le attività lavorative-  perchè non mi hanno rinnovato il contratto di lavoro quando hanno scoperto che ero in attesa? Ma come faccio a cercarmi un  lavoro se devo allo stesso tempo badare a mio figlio? –  sono queste solo alcune delle domande che tante giovani mamme si pongono.

La situazione italiana attuale nello specifico è questa:  il lavoro è il primo ostacolo,  sempre più a termine e sempre più carente, consultando il rapporto annuale ISTAT 2014 possiamo  confermarlo , il tasso di occupazione delle donne e in particolare delle mamme  è sceso, il nostro paese è davvero bloccato,   tra le madri , al centro-nord  una su due lavora, una su tre al sud , con un tasso di occupazione del 46,6% , siamo i penultimi , davanti a noi solo Malta. L’Unione Europea  ha ribadito che l’aumento dell’occupazione femminile è vitale per favorire la sostenibilità del modello sociale, per migliorare la crescita del sistema economico e per ridurre il rischio di povertà delle famiglie in generale, ma per aiutare le donne  in questo e per accrescere il tasso di occupazione sono necessari degli interventi che favoriscano il loro inserimento nel mercato del lavoro, e di conseguenza  l’attivazione di strumenti che innanzitutto proteggano la maternità,favorendo la conciliazione tra i tempi di lavoro e quelli di cura dei propri figli.

In italia sono stati compiuti dei passi in avanti  rispetto agli incentivi fiscali che le aziende possono adoperare per assumere dopo la maternità, ma rimaniamo troppo indietro rispetto agli altri paesi europei, c’è divario tra nord e sud  soprattutto  riguardo all’efficienza dei servizi per la prima infanzia.

Anche senza sognare il paradiso, senza pretendere di raggiungere livelli elevati di conciliazione (Svezia, Danimarca, Germania, Gran Bretagna) si potrebbe cominciare da uno scatto di mentalità, far capire,innanzitutto,  che quando nasce un figlio in Italia,  la madre non diventa meno affidabile di prima, dare al lavoro un valore qualitativo e non quantitativo in questa fase della vita e non costringere la donna a compiere quella insopportabile ed inaccettabile scelta obbligata tra carriera e figli, mettere al mondo un bambino non è una trappola, è investire sul futuro, per chi ci crede ancora. Rimaniamo pur sempre un Paese rigido, in cui la conciliazione non è mai stata perseguita con forza, a differenza dei paesi nordici dove l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro  è sempre stato accompagnato da un forte impegno nelle politiche sociali e dei servizi.