Forse ci vorranno altri 50 o 100 anni per civilizzare il popolo Italiano, oramai è una storia lunga decenni, dal dopo guerra ad oggi assistiamo alla solita triste storia, l’ Italiano che sporca la sua Italia! Sembra assurdo,paradossale, ma è proprio quello che accade continuamente nel nostro paese in modo particolare sulle spiagge del bel paese, dove è possibile ammirare delle vere e proprie discariche a cielo aperto. L’Italiano, tra i cittadini dei paesi civilizzati, è sicuramente tra i più “sporchi” e ineducati in assoluto, forse non lo è con se stesso, ma sicuramente con l’ambiente che lo circonda, per non parlare dei monumenti e lo sprezzo che subiscono giornalmente. Il rispetto per quest’ultimi è decisamente imbarazzante. Non esiste nessun paese civile al mondo sporco quanto l’Italia, chiaramente non bisogna colpevolizzare tutti, ma purtroppo secondo le stime statistiche, i cittadini Italiani hanno bassissimo rispetto nei confronti della natura, e purtroppo nel calderone ci finiscono anche le persone corrette. Come ogni anno arriva l’estate,e puntualmente ci ritroviamo le spiagge sommerse da rifiuti, mari inquinati e chi più ne ha più ne metta. Insomma, dal dopo guerra ad oggi continua la pessima tradizione dell’Italiano di disfarsi della propria immondizia dove meglio gli pare, e spesso non parliamo solo della classica spazzatura giornaliera, ma di elettrodomestici, elettronica, televisori.Un comportamento indegno che distrugge anno dopo anno la credibilità delle bellezze nostrane, Un fenomeno che colpisce tutta la nazione, perchè quando si tratta di idioti incivili, non si fa distinzioni tra nord, sud o centro!
Beach litter- 47 spiagge italiane monitorate. Più di 33mila rifiuti trovati. In media 714 rifiuti ogni 100 metri. Il 76% degli oggetti trovati è di plastica. Situazione critica sulla spiaggia di Coccia di Morto a Fiumicino (RM) e sulla spiaggia Olivella nel comune di Santa Flavia (PA. A guidare la top ten dei rifiuti spiaggiati più trovati: pezzi di plastica e polistirolo (22,3%),cotton fioc (13,2%) e mozziconi di sigaretta (7,9%). Un tappeto multicolore verde, bianco, azzurro e rosa di rifiuti. È quello che si trova su molte spiagge italiane, dove al posto delle conchiglie a farla da padrone sono rifiuti spiaggiati, o gettati consapevolmente, di ogni forma, genere, dimensione e colore come bottiglie, mozziconi di sigarette, calcinacci, stoviglie usa e getta, e poi tante bastoncini di plastica colorata, ciò che rimane dei cotton fioc passati dal water per arrivare in mare e sulla spiaggia. È quanto emerge dall’indagine “Beach litter” realizzata e curata per il terzo anno da Legambiente che ha monitorato nel mese di maggio 47 spiagge italiane: un’area di 106.245 mq, pari a 800 campi di beach volley, dove sono stati trovati 33.540 rifiuti spiaggiati. In media 714 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. Anche quest’anno regina indiscussa rimane la plastica: il 76,3% degli oggetti trovati è infatti di plastica, seguita da mozziconi di sigarette (7,9%), rifiuti di carta (5,5%), metallo (3,6%), vetro/ceramica (3,4%), legno (1,3%), rifiuti tessili (1,2%) e gomma (0,8%).
L’indagine “Beach litter”, che rientra nell’ambito della campagna “Spiagge e Fondali puliti – Clean-up the Med 2016” realizzata anche grazie al contributo di Cial, Novamont e Virosac, è stata eseguita dai volontari di Legambiente nel mese di maggio 2016. Le situazioni più critiche sono state rilevate sulla spiaggia di Coccia di Morto a Fiumicino, in prossimità della foce del Tevere, dove si accumulano i rifiuti provenienti dal fiume. Qui Legambiente ha trovato il più alto numero di rifiuti: oltre 5500 rifiuti in 100 metri. Dei rifiuti rinvenuti, il 67% è imputabile alla cattiva depurazione, con la presenza di ben 3716 cotton fioc e diversi altri articoli (deodoranti per wc e blister). Maglia nera anche per quella di Olivella nel comune di Santa Flavia (PA), con 1252 rifiuti in 100 metri di spiaggia, circondata e sfregiata pesantemente anche da manufatti di cemento pericolanti. Importante segnalare anche le spiagge invase dai rifiuti provenienti dalla pesca, in particolare la spiaggia di Canovella de’ Zoppoli a Duino Aurisina, Trieste, dove ben il 65% dei rifiuti trovati sono riconducibili a reti di mitili e la spiaggia sul Mar Piccolo a Taranto, nei pressi del Parco Cimino (con il 44% dei rifiuti riconducibile alla pesca).
Rifiuti spiaggiati – Piccoli ma pericolosi. I pezzi di plastica e di polistirolo con dimensioni minori di 50 centimetri sono in cima alla classifica degli oggetti più trovati da Legambiente. La frammentazione graduale dei rifiuti plastici abbandonati nell’ambiente genera un inquinamento irreversibile e incalcolabile. Per effetto di onde, correnti, irradiazioni UV e altri fattori, i rifiuti sono destinati a frammentarsi in milioni di micro particelle che si disperdono nell’ecosistema marino e costiero vengono ingerite dalla fauna marina. Attraverso la catena alimentare, la plastica arriva anche sulle nostre tavole con le sue sostanze nocive. In seconda posizione in classifica, con il 13%, troviamo i cotton fioc: si tratta dei classici rifiuti derivanti dalla mancata depurazione che giungono sulle spiagge attraverso fiumi, canali e scarichi. Tra i rifiuti che arrivano in spiaggia tramite gli scarichi delle nostre case e, quindi, attraverso i corsi d’acqua e canali ci sono anche blister di medicinali, assorbenti e deodoranti per wc (in totale i rifiuti da mancata depurazione sono il 14%). La loro presenza dimostra anche l’inefficienza dei sistemi depurativi che non riescono a filtrare neanche oggetti di una certa grandezza, oltre ai cotton fioc addirittura deodoranti da wc e blister. Oltre che sulla spiaggia di Fiumicino, questi rifiuti sono stati monitorati anche nelle spiagge di Capocotta – Ostia (Rm) con il 33% di incidenza sul totale e sulla spiaggia di Cava dell’Isola a Forio d’Ischia dove rappresentano il 34% dei rifiuti dell’intera spiaggia. In terza posizione in classifica ci sono i mozziconi di sigarette (8%): frutto di una cattiva abitudine che non stenta a cessare. In particolare, i mozziconi rappresentano il 60% del totale dei rifiuti trovati sulla spiaggia del Lido Venere di Agropoli, il 46% della spiaggia di Genova Voltri e il 35% della spiaggia di Mercatello a Salerno.
Rifiuti, quanto ci costano – Il problema del beach litter e della marine litter è anche un problema economico perché ingenti sono le risorse che servono per la pulizia delle spiagge. Secondo uno studio commissionato dall’Unione Europea e realizzato da Arcadis, il marine litter costa all’Ue ben 476,8 milioni di euro l’anno. Questa cifra prende in considerazione solo i settori di turismo e pesca, dal momento che non è possibile quantificare l’impatto su tutti i settori economici. In particolare il costo totale stimato per la pulizia di tutte le spiagge dell’Unione Europea pari a 411,75 milioni di Euro e l’impatto sul settore pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro all’anno. Eppure se si mettessero in campo delle politiche di prevenzione ad hoc, oltre a ridurre i rifiuti in mare, si avrebbero risultati non indifferenti. Ad esempio con l’adozione degli obiettivi Ue, l’adozione di un unico standard di valutazione, l’aumento del riciclaggio dei rifiuti e del packaging, la riduzione e l’eliminazione delle discariche, si avrebbe la massima riduzione del marine litter (meno 35,45%) e un ricavo sui costi di 168,45 milioni di euro l’anno. In particolare se si aumentasse nei comuni il riciclaggio dei rifiuti, ci sarebbe una riduzione dei rifiuti marini del 7,4% e un ricavo sui costi di 35,16 milioni di euro l’anno. L’aumento del riciclaggio del packaging (tra l’80% e il 90%) permetterebbe di diminuire il marine litter del 18,41% e il ricavo costi aumenterebbe a 87,48 milioni di euro l’anno.