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Auto a guida autonoma, droni e intelligenza artificiale. La realtà che supera la fantasia

Era il lontano 1982 quando la mente visionaria del regista britannico Ridley Scott partorì un film che sarebbe divenuto un cult per le generazioni future: Blade Runner. Fu allora che si sentì per la prima volta parlare di droni. All’epoca era pura fantascienza, oggi questa parola è così comune che nemmeno ci facciamo più caso. Nel film i droni svolgevano compiti di polizia, oggi più semplicemente il magnate americano Elon Musk pensa addirittura di servirsene per recapitare la posta e  sostituire definitivamente l’uomo in questa mansione.

Ma non è sempre stato questo il leitmotiv di tutti i film di fantascienza da quando è nato questo fortunato filone cinematografico (basti ricordare il film Metropolis di Fritz Lang, addirittura del 1927)?

Si è assistito nell’ultimo trentennio, a cavallo del XX secolo e l’inizio del XXI, ad una meccanizzazione e computerizzazione in quasi tutto l’apparato lavorativo umano. Le macchine stanno sostituendo l’uomo persino nell’ambito del sociale e dell’intrattenimento: si pensi ai piccoli robot o programmi che aiutano la crescita del bambino. Oggi non è raro (ed è davvero deplorevole) osservare sempre più bambini uscire per le strade con dei monopattini elettrici o hoveboard. Fra qualche anno nemmeno si camminerà più a piedi…

E se è vero che in ambito medico, forse, si risolveranno tanti impedimenti fisici, oggi insormontabili, fra non molti anni degli esoscheletri computerizzati potranno essere indossati da persone con disabilità permanenti (per incidenti o per nascita), così da poter permettere loro di ritornare ad avere una vita normale. Tuttavia,  nuove e complesse dinamiche, che riguarderanno anche il mondo etico e il diritto di modificare in maniera prorompente ed in modo invasivo la natura umana, si manifesteranno nella società, creando  pericolose tensioni tra i favorevoli al progresso a tutti i costi e quelli  legati ai principi esistenziali dell’uomo. Una disparità sociale di cui non si potrà non tenerne conto in un futuro più che prossimo.

Il film degli anni novanta Gattaca mostrava una società in cui i benestanti potevano concepire in laboratorio un figlio purificato dalle imperfezioni della genetica, scegliendolo come si fa con un prodotto al supermercato. Questa possibile realtà fra non molti anni sarà di grande attualità,  vedi paesi come l’Islanda, dove qualcosa di simile sta già accadendo.

L’Italia è  in prima linea (attraverso i suoi ottimi  istituti in ambito tecnologico) per quanto riguarda lo studio e la perfezione della robotica e cibernetica. Siamo il Paese che più di ogni altro è avanti in questo campo, e chissà che  il primo cyborg non venga creato proprio in uno dei nostri centri. Quel giorno, parafrasando il grande scrittore del genere fantascienza I. Asimov,  “dovremmo soltanto augurarci che  nostro figlio guardi di buon occhio il padre creatore”.

a cura di Marco Vitale