Sono ingegneri pugliesi gli ideatori di BabySchool, l’app nata per controllare i bambini e gli insegnanti a scuola. Da tanti attesa, l’app è disponibile per tutti gli smartphone, permettendo ai genitori , anche attraverso l’installazione di una telecamera, di seguire finalmente dal vivo tutte le attività (addirittura le ricette della mensa) e gli spostamenti dei propri figli. La cronaca fornisce spesso un’ immagine delle insegnanti e delle educatrici che preoccupa moltissimo i genitori, i servizi formativi , i nidi, le scuole d’infanzia diventano sempre piu’ frequentemente teatro di orrori non controllati né controllabili.
La totalità dei genitori sembra essere favorevole alle web cam installate nelle scuole , (esistono già tanti asili che hanno deciso di adoperarle) e tante le proposte ed iniziative auspicabili per le case cura anziani e gli altri luoghi di lavoro “a rischio”.
Hanno creduto e dunque realizzato tutto questo tre ingegneri salentini, rendendo BabySchool un’applicazione già disponibile per Android ed Apple, ottenendo il premio Smau Mob App Award di Milano, presente già sul mercato Spagnolo a Barcellona, l’app è utilizzata da tantissimi genitori, diventando un nuovo modo di concepire i servizi educativi, migliorandone la qualità. La videosorveglianza dunque, il controllo, ma anche e sopratutto la condivisione e la collaborazione tra scuola-famiglia.
Il funzionamento dell’app prevede la compilazione attraverso uno smart o pc di schede individuali allievi che ogni educatore dovrà poi mostrare ai genitori attraverso l’applicazione, le informazioni potrebbero essere: la programmazione didattica, le attività formative, i tempi e gli spazi dedicati alla mensa, al sonnellino pomeridiano, ai bisogni del bambino dunque. Attraverso l’applicazione sarà possibile scambiare immagini e messaggi in tempo reale, sostituendo la bacheca cartacea. Una scuola dunque oggettivamente più interattiva, attenta alle esigenze e alle paure dei genitori che presuppone però anche competenze informatiche più specifiche, non facili da immaginare per tutti gli operatori del settore, una scuola in cui le insegnanti non percepiscano come una minaccia la presenza delle telecamere, bensì come una possibilità per migliorare o addirittura rendere eccellente il servizio educativo.