Un anno di Sociale 😉
L’anno appena terminato ha lasciato spazio a resoconti, a riflessioni su leggi vecchie, nuove ed imminenti del terzo settore. Un anno, il 2015, caratterizzato dall’ aumento del fenomeno migratorio e dai flussi di profughi, un anno in cui l’ emergenza di misure per contrastare la povertà raggiunge livelli elevatissimi. Un anno che ripropone quasi come un “debutto” i prestiti della speranza. Anno delle “disillusioni per la buona scuola” , della visibilità per i flussi migratori, anno caldo per i temi sociali, con la “ presunta “chiusura degli opg, della comparsa di misure specifiche per contrastare la povertà.
L’immigrazione diventa il “tema caldo” rendendo preponderante la questione dell’aumento flussi, tutti i giornali ne parlano, le agende televisive ne traggono gli argomenti.
L’immigrazione esplosa nel 2015 sposta l’attenzione sul tema dell’accoglienza , a Settembre arriva un piano di ricollocamento di 120 mila rifugiati, ma ancora oggi il progetto non decolla. E’l’anno dell’accoglienza dal basso, mai come nel 2015, da nord a sud si agisce con una mobilitazione per i richiedenti asilo e rifugiati, un nuovo approccio, prevalentemente solidaristico.
E’ l’anno delle storie da raccontare, soprattutto di quelle storie di deprivazione economica e sociale che ritraggono tristemente la vicenda povertà, che descrivono la condizione di tante famiglie italiane, la continua ad insistente marginalità dei senza dimora. I dati istat mappano un rischio povertà ed esclusione sociale pari al 28,3% e nei numeri è leggibile un divario regionale,come sempre. E’l’anno dello “stallo”per la riforma del terzo settore, il governo promette risvolti per l’associazionismo e il servizio civile, risvolti che di fatto non avverranno, inoltre la chiusura degli ospedali psichiatrici, annunciata agli inizi del 2015, non è di fatto terminata, restano internate circa 500 persone su tutto il territorio nazionale. Nelle storie che abbiamo letto ed anche raccontato emerge la voce di quei genitori di figli disabili che ci parlano di un inserimento difficile, che ripercorrono la “rivoluzione quotidiana”, che nelle “attese”ripongono il riscatto, la conquista dei propri diritti.
Non è stato certo un anno che ci ha liberato dalle preoccupazioni, abbiamo avuto la pazienza di ascoltarlo, la determinazione di criticarlo e ,tenuto conto di questo, ci aspettiamo un 2016 di scelte importanti, di strategie, linguaggi decisivi, ci aspettiamo una diminuzione della confusione istituzionale e soprattutto la tutela incondizionata delle fasce deboli.