Home Cronaca Suicidio Tiziana Cantone, Il PM chiede alla Apple lo sblocco dell’iPhone

Suicidio Tiziana Cantone, Il PM chiede alla Apple lo sblocco dell’iPhone

NAPOLI – Continua incessante l’operato della Procura di Napoli per far chiarezza sul suicidio di Tiziana Cantone, la giovane che si era tolta la vita qualche settimana fa in quanto non riusciva a sopportare più la vergogna dovuta alla diffusione di alcuni video hard riguardante la sua persona. La Procura, infatti, starebbe cercando di interloquire con il grande colosso Apple, in quanto il cellulare della Cantone è a tutt’oggi bloccato dal pin personale della ragazza. In quel telefono, infatti, gli uomini della polizia che stanno indagando sull’accaduto, sono sicuri di trovare la chiave che avrebbe portato al suicidio la giovane napoletana.  Quattro cifre che, chiudono l’iPhone di Tiziana agli inquirenti come un fortino.

L’iPhone, come già successo in altri casi in America, è inviolabile: serve il codice che solo Tiziana conosceva per accendere il dispositivo, che nessuno può avviare, tranne il proprietario. Per questo, riporta il Mattino, da oltre un mese le indagini sono state allargate a tutti i parenti e conoscenti di Tiziana.

Il pm Rossana Esposito che sta si occupando del suicidio stando a quanto emerso avrebbe preparato una rogatoria internazionale da inviare negli Stati Uniti Uniti tramite il Dipartimento di giustizia dell’Ambasciata di Roma, rappresentata da una funzionaria del Governo americano con la quale il Pm ha richiesto lo sblocco del telefono cellulare.

Nel frattempo, nei prossimi giorni sarà risentito il fidanzato della ragazza Sergio di Palo, come persone informata sui fatti.  Gli inquirenti cercheranno di capire quale possa essere stato il suo ruolo nella diffusione dei video hard della giovane 31enne di Mugnano di Napoli. Sul caso della Cantone, oltre all’indagine per istigazione al suicidio aperta dalla Procura di Napoli Nord c’è quella della Procura di Napoli per diffamazione, attivata dalla querela presentata proprio dalla ragazza, in relazione alla diffusione non autorizzata dei video hard, in cui risultano indagate quattro persone.