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Sinodo, sulla comunione ai divorziati, si valuterà caso per caso. No ai matrimoni gay

Udienza generale di Papa Francesco

Sinodo, la questione divorziati è stato il tema più discusso durante l’assemblea, la decisione di affidare al “discernimento” dei pastori la questione della comunione ai divorziati risposati.  Sono stati, infatti, 178 i sì dei padri sinodali sulla questione – contenuta al paragrafo 85 della relazione finale – contro 80 no. La maggioranza qualificata dei 2/3, condizione necessaria per il passaggio della questione, era di 177 voti. Alla votazione erano presenti 265 padri su 270. Il quorum è stato raggiunto su tutti i punti della relazione finale al Sinodo dei Vescovi sulla famiglia. Sul tema Papa Francesco dichiara

Il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma è quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore; San Giovanni Paolo II ha offerto un criterio complessivo, che rimane la base per la valutazione di queste situazioni: ‘Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni. C’è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonicamente valido. Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido“.

“È quindi compito dei presbiteri – si legge al paragrafo 85 – accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo. In questo processo sarà utile fare un esame di coscienza, tramite momenti di riflessione e di pentimento. I divorziati risposati dovrebbero chiedersi come si sono comportati verso i loro figli quando l’unione coniugale è entrata in crisi; se ci sono stati tentativi di riconciliazione; come è la situazione del partner abbandonato; quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli; quale esempio essa offre ai giovani che si devono preparare al matrimonio. Una sincera riflessione può rafforzare la fiducia nella misericordia di Dio che non viene negata a nessuno”.

Alla questione dei divorziati risposati che è passata con un “consenso vicino al limite”, per dirla con il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, è dedicato anche il paragrafo 86. Scrivono i padri sinodali: “Il percorso di accompagnamento e discernimento orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio. Il colloquio col sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere”.

“Dato che nella stessa legge non c’è gradualità, questo discernimento – suggeriscono i padri – non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa. Perché questo avvenga, vanno garantite le necessarie condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa”.

SU UNIONI GAY: NO A LEGGI CHE ISTITUISCANO MATRIMONIO – La relazione finale del Sinodo dei Vescovi dedica il paragrafo 76 alla questione delle unioni omosessuali. Il paragrafo così come è stato formulato ha ottenuto 221 sì contro 37 no. Al paragrafo 76 scrivono i padri sinodali: “La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni”.

Sul tema pedofilia, la tolleranza zero : “Lo sfruttamento sessuale dell’infanzia costituisce poi una delle realtà più scandalose e perverse della società attuale – denunciano i padri – Nelle società attraversate dalla violenza a causa della guerra, del terrorismo o della presenza della criminalità organizzata, sono in crescita situazioni familiari degradate. Nelle grandi metropoli e nelle loro periferie si aggrava drammaticamente il cosiddetto fenomeno dei bambini di strada”.