Home Scienza e Tech Scandalo Facebook: “Cambridge Analytica ha controllato 87 milioni di profili social”

Scandalo Facebook: “Cambridge Analytica ha controllato 87 milioni di profili social”

Mark Zuckerberg

ROMA – Cresce il numero dei profili social che sarebbero stati violati dalla Cambridge Analytica, società che lavorava per la campagna elettorale di Donald Trump. A due settimane dallo scandalo che ha coinvolto Facebook facendo crollare le quotazioni in borsa del social network a fare una stima dei danni è Mike Schroepfer, chief technology officer di Facebook.

I profili di Fb usati dalla compagnia inglese non sarebbero 50 milioni, come stimato inizialmente bensì 87 milioni. E fra questi ci sarebbero 214 mila italiani. Il calcolo iniziale era stato realizzato partendo dagli account ottenuti da coloro che avevano scaricato l’app chiamata ‘thisisyourdigitallife’.

L’ad di Facebook Mark Zuckerberg torna così a scusarsi spiegando che non basta che la Fb creda alle dichiarazioni dei creatori di app quando dicono che rispetteranno le norme, è necessario che assicurarsi che poi lo facciano.

I fatti e le scuse di Mark

Dopo giorni di silenzio Mark Zuckerberg ha chiesto scusa. E lo ha fatto con un post sul suo profilo Facebook, il social accusato di aver ceduto alla società Cambridge Analytica i dati di 50 milioni di utenti che sarebbero poi stati usati per influenzarli a fini elettoraledurante la campagna di Donald Trump. “Voglio condividere un aggiornamento sulla situazione di Cambridge analytica – ha scritto ieri sera il Ceo di Facebook- compresi i passi che abbiamo già intrapreso e quello che faremo per affrontare questo importante problema. Abbiamo la responsabilità di proteggere i tuoi dati, e se non ci riusciamo, non meritiamo di servirti. Ho lavorato per capire esattamente cos’è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo. Ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è altro da fare e dobbiamo farlo“.

l post di Zuckerberg è molto lungo e parte dal 2007, nell’intento – scrive Zuckerberg- di ricostruire una “cronologia degli eventi“. E tocca anche il famigerato 2015, momento in cui la società sarebbe venuta a conoscenza del ‘furto’ di questi dati da parte di Cambridge Analytica e non avrebbe informato gli utenti di quanto stava avvenendo, limitandosi a chiederne la cancellazione alla società americana.

“Nel 2015- si legge nel post di Zuckerberg- abbiamo appreso dai giornalisti del Guardian che Kogan aveva condiviso i dati della sua app con Cambridge analytica. E’ contro le nostre politiche per gli sviluppatori di condividere dati senza il consenso delle persone, quindi abbiamo immediatamente vietato l’applicazione di Kogan dalla nostra piattaforma, e abbiamo chiesto che Kogan e Cambridge analytica certificassero formalmente di aver eliminato tutti i dati acquisiti in modo improprio. Hanno fornito queste certificazioni“.

Ma solo nelle scorse settimane, tramite un’inchiesta del Guardian e e del New York Times, Facebook avrebbe scoperto che quei dati non erano stati cancellati come loro avevano richiesto e come gli era stato assicurato. “La settimana scorsa abbiamo imparato dal Guardian, il New York Times e canale 4 che Cambridge analytica potrebbe non aver cancellato i dati come avevano certificato. Abbiamo immediatamente vietato loro di usare i nostri servizi. Cambridge analytica sostiene di aver già cancellato i dati e ha accettato un controllo forense da parte di uno studio che abbiamo assunto per confermare questo. Stiamo anche lavorando con i regolatori mentre indagano su ciò che è successo”.

Zuckerberg non si chiama fuori dal’accaduto. Dice infatti: “E’ stata una violazione della fiducia tra Kogan (il ricercatore universitario americano inventore della app che propone quiz sulla personalità tramite cui i dati degli utenti sono stati carpiti, ndr), Cambridge analytica e Facebook. Ma è stata anche una violazione della fiducia tra facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che noi lo proteggiamo. Dobbiamo sistemare le cose”. Ricorda poi, per tappe, quanto fatto negli anni per incrementare la sicurezza su Facebook.

E chiude tornando a chiedere scusa: “Ho iniziato a Facebook e alla fine sono responsabile di quello che succede sulla nostra piattaforma. Parlo seriamente di fare ciò che serve per proteggere la nostra comunità. Mentre questo specifico problema che coinvolge Cambridge analytica non dovrebbe più accadere con le nuove app oggi, questo non cambia quello che è successo in passato. Impareremo da questa esperienza per garantire ulteriormente la nostra piattaforma e rendere la nostra comunità più sicura per tutti”.

La conclusione è uno sguardo al futuro: Voglio ringraziare tutti voi che continuate a credere nella nostra missione e lavorare per costruire questa comunità insieme. So che ci vuole più tempo per risolvere tutti questi problemi di quanto vorremmo, ma ti prometto che ce la faremo e costruiremo un servizio migliore nel lungo termine“. #dire.it