Home Politica Referendum trivellazioni: Forza Nuova vota SI, ecco alcune ragioni

Referendum trivellazioni: Forza Nuova vota SI, ecco alcune ragioni

Nella notte dell’ 8 Aprile 2016 i nuclei forzanovisti di valle sabato calore si sono attivati per rimarcare la loro posizione riguardo al referendum del 17 aprile.Hanno infatti affisso dei manifesti in svariate località della loro area di competenza (Montefusco, Santa Paolina, Prata, Pratola Serra, Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Torrioni, Petruro Irpino, Montemiletto, Montefalcione, Lapio, Torre le nocelle, Pietradefusi, Castel del lago, Venticano, Taurasi, Mirabella Eclano, Bonito e Chiusano San Domenico).
L’attività è stata effettuata per spronare i cittadini a recarsi al seggio, e apporre il proprio sì. Il referendum di certo non fermerà le trivellazioni, ma di sicuro le rallenterà.

Qualche dato utile per capire l’oggetto del referendum del 17 aprile: il governo, con un emendamento alla legge di Stabilità 2016, ha vietato tutte le nuove attività entro le 12 miglia marine, mantenendo, però, le concessioni già rilasciate che rimarrebbero attive “fino a vita utile del giacimento”.
Se vince il “sì”, queste attività chiuderanno progressivamente nei prossimi anni, secondo la scadenza delle concessioni inizialmente fissata, liberando le nostre coste da attività pericolose e inquinanti. Per chi si preoccupa di come ci riscalderemo o di come faremo muovere i nostri macchinari e le nostre auto, ricordiamo che da questi impianti il gas estratto corrisponde al 3% del fabbisogno nazionale, il petrolio nemmeno all’1%*.

Forza Nuova, del resto, sostiene la necessità e l’urgenza di:

• un piano strategico per l’abbandono dei carburanti fossili che approdi all’ impiego delle energie rinnovabili e in particolar modo: dei sistemi che sfruttano la trasformazione dei rifiuti in energia, del metano, dell’ eolico, del solare e dell’energia idroelettrica;

• una totale nazionalizzazione delle imprese produttrici e fornitrici delle risorse energetiche nazionali;

• una ricerca di partnership strategiche per l’acquisizione di materie prime attraverso la contrattazione diretta con i Paesi produttori e il ricorso al “ baratto internazionale”, assicurando così l’indipendenza e l’affrancamento anche per i Paesi produttori dalle logiche globaliste e monopolistiche di sfruttamento;

• un decentramento dei sistemi produttivi su base provinciale, strutturato su un piano “circolare” che contempli: la produzione e co-generazione di energia, la rinascita dell’agricoltura e dell’allevamento, la ripresa della vendita a mescita, lo smaltimento in loco dei propri rifiuti, la sobrietà dei consumi ed il rifiorire delle economie rurali e artigiane;

• una promozione di tecniche di costruzione, già realizzate in molti Paesi europei, per un’ edilizia che conduca ad una totale autonomia energetica, privilegiando l’utilizzo di materiali nazionali e/o a chilometro zero;

• un incremento del trasporto tramviario, ferroviario, fluviale e pubblico in generale nelle aree metropolitane e su tutto il territorio nazionale, per diminuire i consumi e l’inquinamento atmosferico e per facilitare la mobilità privata e commerciale.

Una nuova politica energetica non può prescindere dal compimento di un primo passo, il referendum del 17 aprile può rappresentarlo.