I nuovi Bitcoin si sono dimezzati: riparte la rincorsa delle criptovalute

I nuovi Bitcoin si sono dimezzati: riparte la rincorsa delle criptovalute

La nuova era dei nuovi Bitcoin, oggi in ripresa dopo un traballante inizio anno, ha certamente il potenziale per inaugurare un nuovo ordine finanziario e magari perchè no, ritornare ai 20 mila dollari di quotazione raggiunti il 17 dicembre del 2017. Dopo il recente dimezzamento da 12,5 a 6,25, i bitcoin (BTC) sono ora in ripresa in vista del quarto trimestre finanziario che sembrerebbe piuttosto favorevole. In vista dell’evento, gli esperti si sono lanciati in varie previsioni che vanno dalla capitolazione dei minatori ai crolli dei tassi di hash, fino alle previsioni di nuovi capitali fino a mezzo milione di dollari.

Gran parte dell’analisi si è concentrata sul tornare sui propri passi, guardarsi indietro e seguire le tendenze che nei primi anni del boom economico delle criptovalute avevano fatto tremare l’economia bancaria. Ricorderete sicuramente quanto avvenuto sul finire del 2016, quando non si faceva altro che parlare di Bitcoin, con un valore in termini economici che in poco meno di 18 mesi aveva visto i BTC salire alle stelle, sfiorando il tetto dei 21mila dollari, per poi crollare fino ai 3.200 dollari. Con il dimezzamento dei nuovi bitcoin si punterà certamente a non commettere gli stessi errori fatti 4 anni fa.

I nuovi Bitcoin valgono meno: ma si aprono nuovi scenari

Ad inizio maggio 2020, è avvenuto il “Bitcoin halving”, ovvero il cosiddetto dimezzamento delle nuove unità della criptovaluta più utilizzata e conosciuta al mondo (Bitcoin). In realtà si tratta di un evento già pianificato e previsto dalle teste pensanti che si occupano della gestione delle risorse. Infatti un preciso algoritmo presente nello stesso codice è stato programmato per agire ogni 4 anni in tal senso. Nulla di eclatante insomma, tuttavia si è trattato comunque di un evento fondamentale per il mondo delle monete virtuali (criptovalute).

Alla base del funzionamento del sistema bitcoin, così come di tutte le altre criptovalute, troviamo la tecnologia blockchain, una sorta di registro virtuale dove vengono registrate tutte le nuove transazioni eseguite. In sostanza il registro virtuale della blockchain è composto da blocchi di informazioni, ognuno dei quali contiene dati su centinaia di transazioni. Movimenti e transazioni che ovviamente è possibile effettuare attraverso il classico trading online o in maniera automatizzata attraverso piattaforme come Bitcoin Era. Il compito di aggiungere nuovi blocchi di dati alla blockchain è affidata ai cosiddetti “minatori”, che, utilizzando potentissimi sistemi informatici in grado di elaborare una enorme quantità di informazioni, certificano ogni nuova transazione che avviene sulla rete dei bitcoin risolvendo sofisticati problemi matematici.

Il guadagno alla base del sistema Bitcoin è riservato proprio ai minatori, i quali prima del dimezzamento guadagnavano all’incirca 12,5 BTC per ogni nuovo blocco aggiunto alla blockchain, ora poco più di 6,25, valore economico che sarà attivo per i prossimi 4 anni, quando l’algoritmo presente nel codice effettuare un quarto Bitcoin halving, per un ulteriore dimezzamento attorno ai 3.125 Bitcoin. I primi due dimezzamenti sono avvenuti nel 2012 e nel 2016.

Questo sistema è stato introdotto dal creatore (o creatori) noti come Satoshi Nakamoto, ed ha una filosofia in realtà piuttosto semplice e concreta. Essendo le criptovalute slegate dai meccanismi bancari e da qualsiasi collegamento diretto ad un bene fisico, nel 2009, i creatori decisero che il massimo di bitcoin distribuibili sarebbe stato di 21 milioni. Per mantenersi sotto questa soglia (ad oggi siamo a circa 18 milioni di bitcoin distribuiti), l’algoritmo prevede il dimezzamento di nuovi bitcoin prodotti ogni 210mila blocchi aggiunti alla blockchain, che in linea di massima corrispondono a circa 4 anni di transazioni ed estrazioni.

La cattiva notizia è che ad ogni dimezzamento dei nuovi Bitcoin vengono “fatti fuori” tutti i piccoli minatori, quelli per intenderci che utilizzando risorse domestiche per estrarre le criptovalute. Nel 2016 infatti, tutti i minatori domestici sono stati esclusi dal sistema, sicuramente accadrà anche in questo 2020 per quei minatori che non riescono a soddisfare una richiesta minima di estrazione. Ricordiamo che estrarre bitcoin è estremamente difficoltoso sia in termini di hardware (si necessita di costosissimi sistemi informatici, Computer ecc ecc), sia soprattutto in termini economici, con costi (energia elettrica) decisamente non sostenibili per minatori domestici. Questo taglio è tuttavia fisiologico e necessario considerato che con il dimezzamento delle risorse, anche la distribuzione dei bitcoin stessi viene drasticamente limitata. Esiste tuttavia un aspetto positivo, solitamente ogni dimezzamento viene sempre seguito da considerevoli aumenti del valore dei nuovi Bitcoin, che nel giro di qualche giorno o settimana possono aumentare il proprio valore anche del doppio.