Home Attualità IPTV e streaming illegale: come funziona il ‘PEZZOTTO’. Quali le alternative legali?

IPTV e streaming illegale: come funziona il ‘PEZZOTTO’. Quali le alternative legali?

Il fenomeno IPTV è ormai sulla bocca di tutti, dalla casalinga di Voghera all’anziano seduto al bar, tutta Italia è venuta a conoscenza delle IPTV, o meglio del “pezzotto”, che, al costo di 10-15 euro mensili (dipende dai singoli fornitori) consente di guardarsi tramite flusso internet qualsiasi evento televisivo, sia esso sportivo (calcio, tennis, basket ecc) o multimediale (serie TV, Film).

In realtà già da qualche anno il fenomeno IPTV è piuttosto conosciuto, tuttavia l’esplosione mediatica  si è avuta nel settembre 2019, quando le autorità Italiane hanno scoperchiato il vaso di Pandora, portando alla luce un mercato pirata da oltre 50 milioni di euro all’anno solo in Italia.

Ma esattamente cosa sono queste IPTV e come funzionano?

Tecnicamente una IPTV è una  Internet Protocol Television, un sistema che consente la diffusione di segnali audiovisivi attraverso la rete. Di base non si tratta di un protocollo illegale, anzi, inizialmente nasce per distribuire contenuti in chiaro legalmente, successivamente il sistema viene alterato per usi illeciti. Ad oggi le IPTV sono essenzialmente utilizzate per la diffusione di contenuti delle TV a pagamento. In Italia le IPTV illegali includono tutti i contenuti di Sky, Dazn e Mediaset, ai quali sempre più frequentemente vengono associati canali e contenuti PayTv dei maggiori paesi internazionali, per un totale di oltre 7-8000 tra canali e file on-demoand. Trattando solo i contenuti Italiani presenti in una classica IPTV pezzotta, ci troviamo dinanzi un enorme flusso di dati multimediali: film, serie TV nuove, originali o datate, tutti i maggiori eventi in prima fila, tutti i canali Sky, ma soprattutto, tutti gli eventi sportivi più importanti. Serie A, Serie B, Champions League, Europa League, Tennis, Basket, F1, Moto GP, insomma, l’intero pacchetto sportivo internazionale a disposizione. Tutto questo alla modica cifra di 10-15 euro al mese.

Ok, ma quanto costerebbe la controparte legale? Acquistando l’intero pacchetto, film, serie TV, canali live e sport, il costo sarebbe circa di 50-55 euro (Now TV tutti i pacchetti + Dazn). Se invece si preferisce solo lo sport legale, escludendo quindi Serie TV e Film, l’ottima accoppiata Now TV + Dazn, costerebbe circa 40 euro, poco più di 1 caffè al giorno.

Per poter ricevere il segnale della IPTV correttamente è necessario avere una buona connessione internet, soddisfatto questo requisito è possibile prendere visione delle liste pirata su qualsiasi dispositivo predisposto (praticamente tutti), Smart TV, Smartphone, tablet, PC.

Entrando nello specifico, come funzionano le IPTV? Dimenticate la vecchia pirateria legata ai codici delle smartcard, oggi sono sufficienti una decina di abbonamenti legali, l’acquisto di un server molto capiente e potente, ed ecco, che, con poche righe di codice e la decriptazione del segnale audiovisivo è possibile diffondere le proprie liste IPTV illegali (gestore del sito/server) a migliaia di utenti nel mondo. Non solo, il sistema illegale è diventato così completo ed intricato che gli stessi utenti finali possono diventare a loro volta dei distributori, senza oltretutto fare nulla di complesso, è sufficiente acquistare pacchetti premium, dal costo di 50/100 euro, per crearsi un proprio pannello di gestione, dal quale possono acquisire nuovi utenti e guadagnare a loro volta una percentuale sull’acquisto delle liste finali.

Insomma, il mondo IPTV è diventato estremamente complesso, così come è diventato difficilissimo per le autorità governative porvi rimedio. Ad esempio, l’ottimo lavoro delle autorità italiane nei confronti della più grande distributrice di pacchetti IPTV pirata (Xtreme codes), sembra già esser diventata una goccia nel mare, dopo i primi due giorni di confusione, il sito pare sia già tornato a funzionare regolarmente, ma su server differenti. Ecco, il problema è proprio questo, le IPTV girano su server Arabi, Russi, e dei più stravaganti paesi Asiatici, dove le leggi sono molto più permissive, per tali ragioni diventa praticamente impossibile fermare i siti pirata.

Oramai si è creata una struttura morale talmente radicata, che neppure le minacce di multe salatissime (da 5000 a 25.000 euro agli utenti finali) riesce a cambiare le cose. La concezione sbagliata del: ‘Ma Sky costa troppo‘, ha moralmente legittimato milioni di italiani (ma molti di più nel mondo) a voler pagare solo 10 euro per il pezzotto. Non stiamo parlando solo di persone meno abbienti, il fenomeno è così travolgente da coinvolgere ogni fascia sociale, dal professionista al ragazzino con lo Smartphone, tutti si sentono moralmente in dovere di guardarsi il pezzotto. Come cambiare rotta? Difficile a dirsi, magari un primo passo potrebbe essere una maggiore cultura della legalità, partendo dalle scuole primarie. Magari le aziende di settore potrebbero incentivare “i pirati” con pacchetti scontati o pacchetti dedicati (pagare per guardare solo la squadra del cuore).

Le soluzioni potrebbero essere tante e di diversa natura, resta il fatto che bisogna iniziare ad avere la consapevolezza che dietro i 40 euro mensili legali, esiste un mondo di professionisti che quotidianamente s’impegna per garantire contenuti originali ed eventi live. Solo per questo bisognerebbe avere la coscienza morale per abbandonare il pezzotto e tornare ad essere onesti, anche, e soprattutto, perché sia lo sport che film/serie TV non sono un bene primario e si può farne eventualmente a meno.