Home Cronaca Iannace sulla condanna Welfare: “ Sono vittima di una pesante ingiustizia”

Iannace sulla condanna Welfare: “ Sono vittima di una pesante ingiustizia”

Le reazioni immediate dopo la pesante condanna per il processo Welfare, che ha visto combinare la pena a sei anni di reclusione per i medici Carlo Iannace e Francesco Caracciolo, accusati di aver falsificato cartelle cliniche per richiedere rimborsi e premi di produttività. Inoltre per Iannace, attualmente in forza alla maggioranza del governo De Luca, secondo quanto disposto dalla legge Severino, scatterà la decadenza.

“Siamo solo alle fasi iniziali, ma credo ci sia una regia che va oltre ogni ragionevole valutazione. Per il momento restiamo in attesa delle motivazioni, successivamente capiremo come muoverci per il meglio. Resto e sono fiducioso, nella giustizia, sono stato accusato di un crimine che ancora oggi non so esattamente quale sia. Ho sempre operato nel bene della mia professione ed in aiuto della povera gente, seguendo i valori della mia professione. Ricorreremo in appello, e combatteremo fino all’ultimo grado di giudizio, tuttavia credo che ci sia stato un eccessivo attacco nei miei confronti, ma sono certo che riusciremo a dimostrare il contrario. Ho già disposto mandato ai miei legali, per tutte le questioni, inclusa la legge Severino.

“Sono vittima di una profonda ingiustizia, e la gente per bene lo sa, cosi come lo sanno anche coloro che hanno dei conflitti d’interessi nella sanità privata in Irpinia, chiamati a giudicare ed esprimersi sul mio caso. Ma ripeto faremo luce su tutto.”

“Spero per il bene di questa terra e della brava gente che, si faccia luce su questa procura e sui loro metodi e precedimenti. Un tribunale che non differenzia nessuno dei casi sottoposti alla sua attenzione per i quali abbiamo presentato moltissimi testi che hanno dimostrato la bontà del mio operato ed il pieno rispetto delle regole, lascia francamente molto perplessi. D’altronde, è molto strano che, nel tribunale di Avellino siano tutti irpini chissà perchè e come mai, ma questa è un’altra storia. Non ho mai approfittato di nulla. Non ho mai mandato nessuno da amici e colleghi a pagamento, perchè la cura dei malati è un diritto e un dovere della sanità. Forse molti nella sanità privata non saranno sorpresi, ma siamo solo agli inizi. Infine, forse la mia struttura, in un ospedale pubblico al servizio della gente, ha dato e da fastidio a tutto il mondo del privato! Forse ho toccato troppi poteri forti e ramificati.”