Home Salute Consiglio dʼEuropa e aborto: troppo difficile abortire in Italia, medici discriminati

Consiglio dʼEuropa e aborto: troppo difficile abortire in Italia, medici discriminati

Il Consiglio d’Europa bacchetta l’Italia è accoglie il ricorso presentato dalla Cgil, sulla violazione dei diritti alla salute delle donne che decidono di interrompere la gravidanza. Secondo i membri del Consiglio di Stato, le donne in Italia continuano a incontrare “notevoli difficoltà” nell’accesso ai servizi d’interruzione di gravidanza, nonostante quanto previsto dalla legge 194 sull’aborto. L’Italia viola quindi il loro diritto alla salute. Non solo, il bel paese, discrimina medici e personale medico che non hanno optato per l’obiezione di coscienza in materia di aborto. In merito il Consiglio d’Europa ha accolto un ricorso della Cgil e sostiene che questi sanitari sono vittime di “diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti”.

I non obiettori discriminati

Il Consiglio d’Europa non usa mezzi termini e giri di parola, l’Italia tende a discriminare medici ed infermieri che non hanno deciso per l’obiezione di coscienza in materia di aborto. Questi sanitari,secondo molte testimonianze, sono costrette a subire, diversi tipi di svantaggi lavorativi, che siano diretti o indiretti.

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La polemica è scoppiata a febbraio dopo l’approvazione da parte del consiglio dei ministri di un particolare decreto legge presentato dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che prevede la depenalizzazione di alcuni reati in materia di aborto, ma anche una maxi sanzione che aumenta da 50 euro fino a 5-10 mila euro la cifra che una donna è costretta a pagare in caso di interruzione volontaria di gravidanza non effettuata nei tempi stabiliti e in strutture idonee, così come previsto dalla Legge 194. L’interruzione volontaria della gravidanza è consentita in Italia dalla 194, ma non sempre garantita: gli obiettori di coscienza sono in media circa il 70% del totale, con picchi che superano il 90% in alcune regioni.