Home Cronaca Casoria e Caserta: due episodi inquietanti

Casoria e Caserta: due episodi inquietanti

reggia di caserta

La settimana appena trascorsa ha visto verificarsi in Campania due eventi a dir poco spiacevoli: il vandalismo alla stazione di Casoria da parte di una banda di minorenni ed i tuffi nella fontana della Reggia di Caserta di loro coetanei. Diciamo subito che quello dei tuffi puo’ essere considerato una goliardata a differenza del primo episodio che di comico o divertente non ha proprio nulla. Le azioni teppistiche nella stazione di Casoria sono state opera di un branco formato da tredici elementi quasi tutti locali tranne uno di Arzano, tutti minorenni tranne una ragazza ventiduenne. Dei minorenni tre hanno un’eta‘ inferiore ai quattordici anni.
Il branco radunatosi dietro appuntamento su Facebook e’ piombato nella stazione di Casoria ove ha cominciato a scorribandare scompostamente; ricevuto un richiamo dal capotreno e non gradendo hanno assediato il personale delle Ferrovie che ha riparato nei vagoni, ma le teste calde non contente hanno tentato di scassinare tutto colpendo con ogni oggetto contundente trovassero a portata di mano. Ripresi dalle telecamere a e da un’infinita’ di testimoni, che pero’ si sono dileguati subito, trincerandosi dietro un’ ingiustificabile ma pur comprensibile omerta’, i delinquenti  sono stati individuati e bloccati, ma quasi subito rilasciati senza alcun provvedimento. A norma di Codice i tre piu’ piccoli non sono perseguibili, i dieci minorenni sono stati deferiti all’Autorita’ Giuidiziaria ma se la caveranno, dati i tempi solitamente biblici richiesti,  senza provvedimenti restrittivi. La nostra legislazione per i minorenni non prevede alcuna detenzione ma solo percorsi formativi e di recupero, cui pero’ gli stessi rieducandi non credono tant’e’ che nella maggior parte dei casi tornano a delinquere. Prova ne e’ che la reazione alle malefatte recenti non e’ stata quella di pentirsi, ma questi hanno giustificato il loro operato dicendo di essere stati rimproverati dagli agenti ferroviari. Cio’ dimostra che siamo alla negazione delle regole del vivere civile, al ribaltamento dei comportamenti basilari tra esseri umani. E’ ovvio che per individui di cosi’ basso livello la detenzione varrebbe piu’ della rieducazione, la punizione inciderebbe piu’ delle esortazioni.
E qui schiere di sociologi, psicologi e assistenti sociali si dibatterebbero per avanzare le loro teorie, tutte valide e nobili, ma all’atto pratico e’ tutta un’altra storia… Non se ne puo’ piu’ di vedere orde barbariche scorazzare selvaggiamente e con la liberta’ di

fare cio’ che vogliono, e la collettivita’e gli inermi cittadini subire quotidianamente, a volte anche fisicamente, di sicuro moralmente tali scabrosi eventi.
L’episodio dei tuffi alla Reggia di Caserta puo’essere considerata una bravata da ragazzini non cosi’ grave come i fatti  di Casoria, ma cela altre problematiche abbastanza negative. Ha fatto emergere lo stato di incuria in cui versa la Reggia e la scarsita’ dei controlli che vi insistono: eppure in organico ci sono 140 custodi distribuiti su tre turni, anche quello notturno. Attualmente il 40% del personale e’ in ferie (55 persone), 10 risultano malati cronici, 12 sono esonerati (e’come il caso dei Vigili Urbani che non hanno voglia di fare viabilita’, che significato hanno?), i restanti in permesso o malattia. Restano in servizio 7 custodi  per turno sicuramente in numero insufficiente a garantire la vigilanza del Parco. E’ stato nominato un nuovo dirigente proveniente da Bologna per risolvere l’impasse. Ma come fara’ questi a convincere i sindacati che chi si fa assumere come custode deve “custodire”(il bisticcio verbale e’ voluto) quello che significa un patrimonio culturale campano, nazionale  ed universale? Si dice che lo stipendio dei vigilanti non sia alto ma con la crisi occupazionale che c’e’ un posto fisso da 1.200 euro al mese non lo disdegnerebbe neanche un bocconiano. Siamo seri!!!
Oltretutto le casse della Reggia non sono stracolme. Il biglietto costa 12 euro e le presenze sono calate nettamente negli ultimi tempi. Il Complesso andrebbe rilanciato ed immesso nei circuiti turistici internazionali piu’di come e’ stato fatto finora. In un periodo storico in cui il sud e ‘ relegato a ruota di scorta della penisola e con un Pil che negli ultimi dieci anni e’ cresciuto meta’ di quello della Grecia, non possiamo permetterci il lusso di far degradare bellezze di richiamo mondiale come la Reggia vanvitelliana. Le ragioni del declino vengono da lontano: non nutriamo amore verso l’arte e neanche trasporto verso cio’ che e’ pubblico, preferendovi il piccolo orticello privato: purtroppo la sensibilita’e’ come il coraggio: se non si ha non ce la si puo’ dare. Ma facciamolo per amor proprio, anche per non dare soddisfazione ai leghisti di turno che non perdono occasione per fare demagogia e rispolverare vecchi luoghi comuni.

Dario Alvino