Carabinieri arrestati a Piacenza: le improbabili giustificazioni degli imputati

“Si puo’ sbagliare, anche per vanita”, le improbabili scusanti dei Carabinieri di Piacenza

Carabinieri arrestati a Piacenza: le improbabili giustificazioni degli imputati
Foto di Barbara Bonanno da Pixabay

La brutta vicenda della caserma dei Carabinieri di Piacenza Levante ha condotto all’arresto di sette militari, ma vede coinvolte in totale ventidue persone ed e’ in pieno svolgimento, le accuse, scaturite dalle indagini condotte in sei mesi dal Nucleo della Guardia di Finanza, sono gravissime: si va dal traffico di droga, allo spaccio di sostanze stupefacenti, al maltrattamento ed all’arresto di altri spacciatori (quelli che vendevano droga a prezzi troppo bassi!), nonche’ all’estorsione ed abuso d’ufficio.

Si e’ giunti all’incriminazione a seguito di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, che hanno portato anche al sequestro di Kg.3,2 di sostanze stupefacenti. Sono intanto iniziati gli interrogatori dell’appuntato Giuseppe Montella, che e’ ritenuto l’elemento centrale dei traffici illeciti, cui peraltro i colleghi hanno cercato di addossare il maggior carico di responsabilita’, accuse respinte dallo stesso il quale ha dichiarato che “anche volendo non poteva fare tutto da solo”. Piuttosto rivedibili i tentativi difensivi della madre “e’ un bravo ragazzo, parlate di Gomorra solo perche’ e’ napoletano” e del legale “si puo’ sbagliare, a volte anche per vanita’”.

Carabinieri arrestati a Piacenza: l’appuntato Montella giustifica il suo tenore di vita.

Il disappunto del generale Nistri, comandante dell’Arma dei Carabinieri e’ grande: il sequestro della caserma di Piacenza Levante durera’ fin quando si accertera’ come mai negli ultimi tre anni non e’ scattato alcun campanello d’allarme riguardo al funzionamento della caserma stessa.

Da indiscrezioni, oramai non piu’ segrete, si scopre che l’appuntato Peppe Montella e’ possessore di una villa con piscina e che il tenore di vita di alcuni dei militari era elevato rispetto alle loro condizioni economiche; qualcuno si e’ giustificato dicendo di aver conseguito vincite al superenalotto, qualcun altro di aver guadagnato con la droga solo cinquemila euro. Sono chiari tentativi di minimizzare per puntare a sconti di pena, dato che le prove appaiono schiaccianti.

Anche a detta del Procuratore Generale dell’Arma Marco De Paolis la vicenda non va circoscritta con la definizione di “mele marce”, ma e’ doveroso andare piu’ a fondo, a controllare il tenore di vita dei militari, a partire da quello che dichiarano sui loro profili social. Con cio’ non vuole definirlo “un sistema”, ma la vicenda non va sottovalutata e ridotta a un fatto episodico, ma ogni percorso va studiato dai primi segnali, per non arrivare ai paradossi della caserma di Piacenza Levante, divenuta avamposto di illegalita’.

Personalmente condivido a pieno quest’analisi: il mancato controllo, pressapochismo ed uno scarso senso dello Stato conducono a filoni come questo. Si avverte il degrado morale in vari settori dello Stato (politico, economico, culturale), ma che ne siano interessati anche pilastri della legalita’ come l’Arma dei Carabinieri fa veramente preoccupare. Dalle mie frequentazioni con le caserme dei Carabinieri. per motivi di lavoro (accertamenti sui sinistri stradali) ho sempre riscontrato negli operatori una disciplina e un ordine che davano un piacevole senso di giustizia e di tutela della legalita’.

In alte parole le caserme dei Carabinieri mi sono sempre apparse case di vetro, ove la trasparenza e la puntualita’aleggiavano sovrane; e cio’ le distingueva dagli uffici civili, ove trovavano spazio lassismo ed inefficienza. Il verificarsi di storie come quelle di Piacenza fa vacillare la fiducia in un presidio di legalita’ come l’Arma dei Carabinieri. E cio’ in uno Stato democratico di diritto non deve piu’ accadere.