Home Cronaca Aggressione Macerata: Quando la Politica Italiana giustifica un crimine

Aggressione Macerata: Quando la Politica Italiana giustifica un crimine

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I recenti fatti di Macerata non sono da prendere sottogamba. Sono giorni che non si parla d’altro, ma nonostante i riflettori del clamore mediatico siano sempre accesi il rischio è comunque che la questione venga sminuita. Come se sparare all’impazzata a persone di passaggio – adducendo loro l’unica “colpa” di avere la pelle dello stesso colore dell’assassino di Pamela – fosse un episodio per cui poter chiudere un occhio: ma andiamo per ordine.

Una ragazza, Pamela, è stata uccisa e fatta a pezzi. Il suo presunto omicida è un ragazzo nigeriano. Le due questioni (assassinio-immigrazione) non sono necessariamente sovrapponibili. Certo, c’è da dire che quel ragazzo aveva diversi precedenti e che, per motivi legali, al momento della tragedia non si sarebbe dovuto trovare in Italia. Su questo non si può che essere d’accordo.

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Se lo Stato non fosse stato così negligente da trascurare un provvedimento necessario come quello che si deve predisporre per persone con precedenti gravi, forse una disgrazia così atroce non avrebbe macchiato le pagine delle nostre cronache nere. Da qui, però, a giustificare un atto criminale come quello di Luca Traini ce ne passa.

Luca Traini, in questa storia, non c’entrava niente. Inizialmente si è pensato potesse aver avuto un flirt con Pamela, ma poi le tracce di questa pista si sono perse. Perché, quindi, prendersi la “briga” di mettersi in auto con tanto di pistola – detenuta irregolarmente – per sparare senza distinzione a poveri innocenti, solo perché di colore? Non solo. Traini quando viene fermato fa il saluto fascista, si copre col tricolore. A casa sua vengono trovati simboli nazi-fascisti.

La questione è ideologica e fa paura.

La nostra costituzione, come una fenice, nasce dalle ceneri delle lotte antifasciste e non a caso contempla l’apologia del fascismo come un reato (Legge Scelba) punibile con la reclusione da 6 mesi a 2 anni e con una multa da 206 a 516 euro. La cosa non dovrebbe stupire, considerando la nostra storia.

Il pericolo più grande – per cui, parlarne è fondamentale – è che in giro per il mondo pericolosi rigurgiti xenofobi, di estrema destra, si stanno espandendo sempre di più. Trump, Le Pen, Wilders etc., non sono da sottovalutare. In Italia, inoltre, inquietanti organizzazioni di stampo politico a carattere Nazionale prendono sempre più piede.

Alcuni di loro addirittura si sono schierati con Traini, proponendosi di pagargli le spese legali attribuendo, inevitabilmente, a questo gesto un valore politico. Tale azione – non dimentichiamocelo, stiamo parlando di sparare indistintamente a passanti solo perché stranieri – non dovrebbe essere considerata diversamente che alla stregua di un crimine vero e proprio, per il semplice fatto che di reati ne commette più di uno (tra cui, oltre all’apologia di fascismo, anche il tentato omicidio).

Non è un gesto di ribellione, né la bravata di un povero uomo con problemi psichiatrici: è un atto criminale.

Quello verso cui ci stiamo avviando è pericoloso. L’immigrazione certamente dovrebbe essere regolamentata attraverso una gestione più attenta di un governo più competente. Attenzione però a non fare sempre di tutta l’erba un fascio, dove per fascio s’intende proprio il simbolo del dittatore emiliano che per vent’anni ha fatto sprofondare il nostro paese in un baratro profondissimo da cui a fatica ci siamo issati.

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L’anno scorso nelle sale cinematografiche è uscito un film che aveva nel suo messaggio le tracce di una premonizione oscura che si sta avverando: Lui è tornato. Hitler, inspiegabilmente, apre gli occhi e invece di scoprire di essere morto si ritrova catapultato nel 2016. La storia va avanti, ma la cosa che lascia basiti è che il regista volle che l’attore, vestito e truccato da Hitler, girasse liberamente per le strade di Monaco, senza far vedere le telecamere e quindi senza far capire a nessuno che si stesse girando un film. Ebbene, la maggior parte delle persone ha voluto farsi un selfie e ha chiesto l’autografo a uno dei criminali più sanguinari di tutta la storia. Inquietante e significativo. #a cura di Francesco Teselli