Home News Un anno di Trump, tutto secondo copione, anzi di più…

Un anno di Trump, tutto secondo copione, anzi di più…

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L’anno 2017 ha visto il magnate Donald Trump all’opera come Presidente degli Stati Uniti; ed in questo periodo il Tycoon ha confermato tutte le aspettative di Capo estremo, cosi’ come aveva promesso in campagna elettorale. Anzi in molti casi e’ andato oltre, creando pericolosi contrasti con i suoi interlocutori e la diplomazia Internazionale.

Che non fosse un moderato lo si sapeva, tuttavia ha spesso messo in atto repentini cambi in corsa che lo hanno reso decisamente imprevedibile, oltrechè pericoloso. Ha esordito restaurando l‘allestimento del muro al confine con il Messico, penalizzando i rapporti commerciali verso questo Paese ed esercitando un dietrofront rispetto a Cuba dopo l’annosa e faticosa opera di ricucimento che aveva messo in atto Barack Obama.

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Ha selezionato in varie parti del mondo i Paesi con cui intrattenere rapporti diplomatici con il solo criterio della convenienza economica, privilegiando la produzione di armamenti militari e chiudendo tutti e due gli occhi di fronte al problema della diffusione di armi improprie che gli americani detengono in casa come i giocattoli per bambini. Anche se questo negli Usa e’ un problema endemico che produce ogni anno oltre trentamila morti ammazzati in sparatorie.

Trump ha poi mostrato i muscoli rintuzzando con la minaccia di attaccare e distruggere la Corea del Nord allorquando il dittatore Kim a piu’ riprese ha messo in pratica i suoi esperimenti di lanci nucleari. In ragione della conquista geopolitica ha cercato di stringere alleanza con Putin per controllare sia la parte occidentale (Europa) che la parte orientale del continente ed avere un valido supporto per arginare lo strapotere della Cina e la minaccia coreana. Ma non tutto e’ andato come voleva dal momento che anche Putin ha dovuto prendere le distanze per non ammettere lo scandalo del Russiagate sul voto nella nazione a stelle e strisce. Azione muscolare che invece e ‘ servita a combattere ed arginare il fenomeno della Jihad islamica con l’annientamento del potere di Abu Bakr al-Baghdadi. E questo e’ un risvolto positivo per l’Occidente e per molte regioni mediorentali che stavano per es sere devastate dall’insipienza Jihadista.

Ma la posizione di Trump contro la questione del clima lascia sconcertati: in virtu’ della difesa del carbon fossile, materia di cui gli Usa abbondano, ha mostrato una  buona dose di insensibilita’ a fronte di una battaglia globale contro le emissioni di CO2; anzi a seguito delle recenti copiose nevicate che hanno interessato la parte orientale degli Usa, ha ironizzato sul temuto riscaldamento globale del Pianeta. Per non parlare  del conflitto di interessi (grande come la Casa Bianca!) in quanto il suo patrimonio, le attivita’ immobiliari e gli affari sono presenti sia negli Usa che in molte parti del Globo.

Patrimonio che egli non ha mai accennato a dismettere oppure a non interessarsene. Fin quando il Congresso, stufo delle “esagerazioni” di Trump, non decidera’ di metterlo alla prova in minoranza e costringerlo alle dimissioni; attualmente Donald gode del 30% dei possibilita’ di portare a termine il suo mandato e potrebbe essere proprio il “suo” partito Repubblicano, a mezzo del vice Mike Pence, a non gradire piu’ il tycoon alla leadership e, applicando il 25simo emendamento, sostituirlo con quest’ultimo.