Home Politica Tra populismo e semplificazione: l’abolizione, presunta, delle Province

Tra populismo e semplificazione: l’abolizione, presunta, delle Province

Nell’era del populismo, inteso, ovviamente, in piena dicotomia rispetto al popolarismo, l’importanza degli annunci prevale sulla sua stessa sostanza. Nell’era della semplificazione, forse pur troppo estrema, è a rischio la complessità. Complessità, almeno idealmente, farebbe rima con riflessione, studio ed approfondimento. È pur vero che, l’estrema fretta con la quale corrono le diverse notizie che quotidianamente inondano la nostra vita, non aiutano tale processo di studio.

La politica, in particolare, sembra non essere esente da tale processo. Ricorderete, voi lettori, il processo di eliminazione progressiva degli enti provinciali. Una scelta strategica, fu definita allorquando il populismo chiedeva risposte imminenti. Oltre la sostanza, mettendo da parte anche la forma, resta solo lo slogan. Quello di poco più di tre anni fa era chiaro: le Province non esisteranno più.

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È vero? La situazione è un tantino più complessa, o non sembra essere esattamente così, avrebbe chiosato chi faceva della complessità, di studio ed approfondimento, il vero stile dell’agire politico. Non solo la sonora bocciatura del 4 Dicembre, quando il 60% degli italiani si espresse contro la riforma Boschi, che, prevedeva anche la sostanziale scomparsa della Provincia e graduale sostituzioni con enti di area vasta. Già allora, poté sembrare una mera sostituzione, anche se le competenza dei sostituiti erano di gran lunga maggiori rispetto a quelle dei sostituti. Scuole, strade, viabilità e manutenzione varie. Ho più ne ha, più ne metta.

La Provincia faceva e fa, ora senza più fondi, tutto questo. Cosa ha prodotto, pur essendo in una situazione si spera transitoria, la riposta frettolosa al populismo? Un mezzo disastro, ha osato chiosare qualcuno. Non proprio un qualcuno qualsiasi, perché è proprio questa la sostanza del Presidente dell’Unione delle Province Italiane, Achille Variati. Un disastro confermato dai numeri, che ad oggi emergono in maniera sempre più chiara. Oltre i soliti, sciorinati cadenzialmente, è curioso leggere anche quelli dei 350 organismi intermedi tra Ato (ossia Ambito territoriale ottimale) rifiuti, Ato idrici, autorità di bacino e consorzi di bonifica.

La verità vera è che, dalla semplificazione alla complicazione il passo è semplice. Il dato che fa riflettere, più di tutti è che la riforma Delrio prevedeva al massimo una novantina di organismi intermedi, mentre conti alla mano questi enti sono aumentati addirittura a quota 496. Addirittura in Sicilia, il ritorno alle urne per determinare Presidente e Consiglio Provinciale ci sarà a Marzo. Seppur regione a statuto speciale, la direzione potrebbe essere questa? Staremo a vedere, nel frattempo analizzare alcuni dati numerici, oltre la semplificazione, è un piccolo passo verso una ritrovata complessità.

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