Home Economia & Lavoro Riforma Pensioni: Ape e Precoci, i sindacati chiedono più soldi

Riforma Pensioni: Ape e Precoci, i sindacati chiedono più soldi

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Ancora caos sulla riforma delle pensioni. Il prossimo mese di settembre potrebbe essere quello decisivo. Tra incontri ufficiali e battaglie sui giornali il nuovo tavolo di confronto tra Governo e Sindacati e previsto per la seconda settimana di settembre. L’obbiettivo ormai è chiaro a tutti: trovare una soluzione che soddisfi entrambi le parti.

L’incontro di luglio non ha convinto le aspettative dei sindacati, i fondi promessi dal Ministro del lavoro Giuliano Poletti, sono largamente al di sotto delle aspettative. Le stime si aggirano attorno ai 1,5 miliardi di euro le coperture da destinare all’operazione. Per i sindacati i miliardi dovrebbero essere almeno 2.

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I sindacati non hanno gradito ed in particolare la Cgil ha commentato con un sintetico “striminzito”. Attraverso il social twitter, la prima organizzazione sindacale Italiana ha evidenziato lo scarso sforzo economico profuso dal Governo per risolvere la questione pensionati e le mancate promesse non rispettate dal Ministro. 1,5 miliardi non sono sufficienti per far fronte alle cospicue risorse da impiegare per l’APE e gli altri provvedimenti in materia di welfare

Sembra piuttosto evidente come il confronto sulle coperture nel prossimo settembre diventi il principale campo di battaglia. Le attese e le promesse sulla riforma delle pensioni presentate in pompa magna all’interno della legge di stabilità 2017 non sono state ancora attese. La speranza dei sindacati e che si possa giungere ad un lieto fine per il bene dei tanti lavoratori, le sole reali vittime del sistema pensionistico.

Riforma pensioni, per APE e altri provvedimenti raddoppiare le risorse, almeno 2,5 miliardi

I sindacati hanno fatto i conti, per risolvere la questione pensioni e flessibilità bisognerebbe stanziare almeno 2-2,5 miliardi di euro. Qualsiasi cifra inferiore non riuscirebbe ad appianare e tutelare le migliaia di lavoratori che negli ultimi anni sono stati fortemente danneggiati dal sistema pensionistico.

Prendendo in esame solo il modello APE(cioè del prestito, ammortizzabile in vent’anni, i cui oneri però sarebbero caricati su soggetti diversi: lavoratori, imprese e Stato) proposto dal Governo, ci vorrebbe liquidità di almeno 700 milioni di euro, con tutte le conseguenti coperture pensionistiche per le categorie di lavori quali: lavoratori usuranti,lavoratori precoci, opzione donna e pensionati che vivono ai limiti della povertà. Per queste ultime categorie si starebbe vagliando la possibilità  dell’allargamento della no tax area, che in pratica li porrebbe nella stessa condizione dei lavoratori dipendenti, oltre ad un’estensione della platea degli aventi diritto alla 14ma mensilità.