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Nuove gaffe linguistiche per la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli

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Sul governo ormai in via di scadenza, piovono nuove tegole. Nei giorni scorsi la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli in ben due occasioni ha commesso degli scivoloni linguistici che hanno sollevato l’indignazione del web.

Il primo riguarda l’uso errato del congiuntivo, piaga talmente comune (soprattutto sui Social), che il giovane cantante Lorenzo Baglioni parteciperà al prossimo Festival Sanremo con un brano dedicato proprio al famigerato modo verbale. In una lettera inviata al Corriere della Sera sull’importanza dello studio della storia, era presente il seguente periodo: “Sarebbe opportuno che lo studio della Storia non si fermasse tra le pareti delle aule scolastiche ma prosegua anche lungo i percorsi professionali. Questo se non vogliamo sentirci rispondere anche da un adulto: Hitler chi?”.

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Nell’estratto, il verbo proseguire non è coniugato in maniera corretta. La forma verbale da utilizzare è, “proseguisse”. Dunque, il congiuntivo imperfetto bisogna adoperarlo, sia perché occorre rispettare la consecutio temporum, sia perché il verbo fa parte di una proposizione coordinata alla precedente, la quale presenta la forma verbale al congiuntivo imperfetto “fermasse”.

Dopo che l’errore è diventato virale, un portavoce del Miur Simone Collini, ha provato una timida giustificazione, scrivendo una lettera a “Il Giornale”, dove in sintesi si è scusato, spiegando che lo sbaglio fosse frutto di un suo taglio nel testo per rendere lo scritto della Ministra compatibile con gli spazi di pubblicazione disponibili. Aggiungendo poi, che la proposizione incriminata sarebbe dovuta essere la seguente: “[…]; sono infatti convinta che debba proseguire anche lungo i percorsi professionali. […]”.

Se questa imprecisione può non essere del tutto attribuibile alla ministra Fedeli, il successivo errore lo è di sicuro, dato che è stato commesso dalla politica stessa durante un discorso alle Adunanze Generali sull’alternanza scuola-lavoro. Nel corso dell’intervento, la rossa ministra ha utilizzato la forma “sempre più migliori”. Notoriamente il superlativo assoluto, espresso dal termine “migliori” in questa circostanza, non ha bisogno di altre parole utili ad esprimere il grado d’intensità. Tali regole vengono insegnate sin dalla scuola primaria, di conseguenza questo scivolone linguistico risulta davvero grave per il massimo rappresentante dell’istruzione in Italia.

In ogni caso, la Ministra non è nuova a strafalcioni linguistici piuttosto grossolani. Senza dimenticare l’aver dichiarato di essere laureata, senza poi possedere effettivamente il titolo accademico.
La diciassettesima legislatura sta volgendo al termine. Tra pochi mesi ci saranno delle incertissime elezioni, che, come accade spesso in Italia saranno incentrate su offese e denigrazione del lavoro di questa o quell’altra forza politica per accaparrarsi più consensi. Tuttavia una sola certezza accomuna tutti gli italiani (con diritto di voto), Valeria Fedeli non dovrà mai più svolgere il ruolo di Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.