Home Cronaca Morto Totò Riina, il “capo dei capi” di Cosa Nostra

Morto Totò Riina, il “capo dei capi” di Cosa Nostra

L’uomo è deceduto nel carcere di Parma all’età di 87 anni

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La giornata odierna, venerdì 17 novembre 2017, sarà ricordata per la morte di uno tra i boss italiani più sanguinari, vale a dire Totò Riina. L’uomo è morto alle 3.37 al reparto detenuti presso l’ospedale Maggiore di Parma, dove si trovava da cinque giorni in coma farmacologico indotto dai medici, poiché il suo fisico aveva reagito male a ben due interventi chirurgici. Solo ieri i suoi familiari avevano ricevuto il permesso dal Guardasigilli di stargli vicino. Dopo che sin dal 2015 il tribunale di sorveglianza di Bologna aveva negato ogni misura alternativa, come il differimento della pena o la concessione degli arresti domiciliari.

L’uomo si trovava nell’ospedale parmense, poiché stava scontando diversi ergastoli nel carcere cittadino, sotto il regime del carcere duro (il cosiddetto 41 bis, applicato per lo più a soggetti pluricondannati per reati legati alla criminalità organizzata). In ogni caso, spiega il procuratore di Parma Antonio Rustico, “trattandosi di un decesso avvenuto in ambiente carcerario e che quindi richiede completezza di accertamenti, a garanzia di tutti” è stata disposta l’autopsia.

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Al momento del decesso, il corleonese stava scontando ben 26 ergastoli per diversi crimini, soprattutto per omicidi e stragi nella prima metà degli anni Novanta, tra i casi più noti gli attentati che hanno portato alla morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

In ogni caso, Riina non si era mai dimostrato pentito del male commesso. Infatti durante l’ora d’aria in carcere, chiacchierava spesso con il suo compagno di cella, con cui parlava di uccidere il pm Nino Di Matteo, impegnato nelle indagini sulla presunta trattativa tra Stato e Mafia proprio durante gli anni delle stragi portate avanti dal boss. Allo stesso tempo, diceva anche che fosse stato lo Stato a cercare lui, per far sì che venisse fermata quella scia di sangue, anche se si dichiarava orgoglioso di aver ordinato gli omicidi di Falcone, Borsellino e Carlo Alberto Dalla Chiesa. Non contento, dichiarava al compagno anche che se fosse stato per lui, avrebbe fatto ammazzare tutti i magistrati. In fin dei conti, teneva a ribadire al compagno come lui fosse stato protagonista assoluto della storia italiana negli ultimi quarant’anni, senza esser stato comandato da chicchessia.

Sicuramente la morte di Totò Riina è un avvenimento che fa molta notizia. A questo punto, però, è necessario badare attentamente a come verrà organizzato l’ultimo saluto. Infatti un timore diffuso è che le sue esequie possano trasformarsi in uno sperticato elogio alla mafia, in maniera simile a quanto accaduto durante il funerale del boss Vittorio Casamonica nell’agosto 2015. In quell’occasione, una banda musicale intonava la colonna sonora del film “Il padrino”; il feretro era in una carrozza nera trainata da sei cavalli; un manifesto all’ingresso della chiesa recitava “Hai conquistato Roma ora conquisterai il paradiso” con il Colosseo e San Pietro sullo sfondo mentre il suo volto era ritratto vestito di bianco e con un crocifisso al collo. Ma in quel momento l’elemento più “spettacolare” fu senza dubbio la caduta di petali di rosa da un elicottero. A questo punto si spera che per quest’ultimo saluto le autorità usino tutte le accortezze possibili.