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La cartella sociale: la documentazione per il processo di aiuto

La cartella sociale è un modo specifico di documentazione, per rappresentare il processo di aiuto nel servizio sociale, nella sua dimensione individuale, raccoglie tutti i documenti che testimoniano l’attività dell’assistente sociale e che ne definiscono i presupposti normativi e metodologici.

La cartella sociale contiene: tutti i dati oggettivi sulla persona e sulla sua situazione socioeconomica, abitativa, sanitaria, culturale, ecc. (compresa la documentazione inerente) (la modulistica)la valutazione dell’assistente sociale su quali siano i problemi più urgenti da affrontare e con quali risorse-

Il piano di lavoro con l’indicazione dei vari partner del progetto di aiuto (membri delle reti primarie, altri professionisti) e con l’indicazione dei compiti di ognuno, nonché a quali risorse si farà riferimento; le indicazioni circa l’ipotesi evolutiva del caso stesso.

Il diario del caso, cioè la descrizione, in una sequenza cronologica, dei vari interventi effettuati dall’a.s. e da altri operatori del servizio sociale, i verbali delle riunioni sul caso con altri operatori (come gli incontri con gli insegnanti o con i volontari); i colloqui con la persona.

Le relazioni inviate ad altri enti (il Tribunale per i Minori, il Difensore Civico, l’Assessorato alla Casa, ecc.) • gli atti amministrativi prodotti rispetto alla specifica situazione (proposte di sussidio, esenzioni da pagamenti, richieste di rateizzazione, ecc.).

La corrispondenza ricevuta su quel caso (segnalazioni sul caso, o lettere dell’utente).

La corrispondenza inviata all’utente (informazioni, convocazioni, richiesta di documenti, chiarimenti).

A cosa serve la cartella sociale?

L’obiettivo di una cartella sociale ben compilata, completa, aggiornata è soprattutto quello di una raccolta sistematica di dati su una situazione, e sul modo in cui è stata affrontata, in modo che, in qualsiasi momento, l’assistente sociale possa ricostruire il percorso del caso e fare una verifica del proprio lavoro e del cammino delle persone. Bini, a tal riguardo propone  la stesura del diario cronologico del caso, la storia di vita. Secondo l’autrice, la documentazione correntemente utilizzata non pone sufficiente attenzione alla storia di cui la persona è protagonista, e quindi ai suoi percorsi di soluzione problema, alle sue risorse personali, alle sue strategie.

Il diario cronologico

Il diario cronologico ripercorre la storia degli eventi  ma da quando è iniziato il rapporto con il servizio sociale. La persona può raccontare la propria storia in tempi diversi, in modi diversi, e questa storia si può disperdere, non essendoci spazio adeguato nella cartella sociale. La Bini propone una griglia  che  ha il vantaggio di  evidenziare i pieni ed i vuoti delle informazioni in possesso dell’assistente sociale:

Sistematizzare le conoscenze e le notizie provenienti da fonti diverse;

Integrare prospettive di conoscenza diverse;

Favorire la raccolta di informazioni tra operatori diversi;

Favorire la lettura incrociata di biografie simili e diverse, per leggere le peculiarità e le similitudini dei percorsi individuali, e quindi consentire apprendimenti dall’esperienza che favoriscono programmazione;

Fornire elementi qualitativi per il governo delle politiche istituzionali.