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Handicap e sessualità verso la prospettiva affettiva

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Parlare della sessualità delle persone portatrici di handicap non è più un tabù, il disabile oggi vive nell’esperienza esistenziale personale e sociale la sessualità. La sessualità dei disabili ha una vasta bibliografia che parte dagli inizi degli anni 70, come protesta e denuncia dei movimenti di liberazione e della rivolta espressiva contro i crimini di pace delle società capitalistiche.

La liberazione non solo delle classi subalterne e delle minoranze etniche ma anche dei diversi e di tutti gli utenti dell’assistenza intesa come controllo terapeutico della devianza. Movimenti liberatori che annullano la distinzione tra sfera privata e pubblica con la politicizzazione della vita quotidiana.

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Superata l’esaltazione politica si cominciò a parlare della sessualità degli handicappati. Gli stessi disabili parlano attraverso testimonianze personali dei bisogni sessuali. I medici invece guardano alla sessualità in termini di riproduzione. L’ OMS definisce la sessualità come “l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali dell’individuo sessuato in modo da arrivare ad un arricchimento e ad una realizzazione della personalità umana, della comunicazione e dell’amore”.

Per comprendere la sessualità degli handicappati bisogna tener conto di diverse variabili: grado e tipo di handicap secondo gli indici lieve,medio grado, grave, epoca e insorgenza dell’handicap, età e sesso.

La letteratura quasi censura il bisogno sessuale degli handicappati in quanto la “fame sessuale” garantisce la sopravvivenza della specie, in questo caso viene sconsigliato e impedito ai disabili la riproduzione per motivi connessi alla ereditarietà della malattia e per evitare le complicazioni e costi a carattere assistenziale. A venire meno è la concezione di famiglia mononucleare intesa come unità autosufficiente.  La letteratura spiega diverse visioni in merito, tanto che oggi si parla più di affettività che di sessualità.

L’approccio affettivo nei confronti delle persone disabili e la sua evoluzione erotica delinea una nuova prospettiva che nasce da una relazione di complicità reciproca tra il normodotato e il disabile. Le aspettative di amore e di soddisfazione erotica dell’handicappato risultano spesso superiori a quanto il partner possa immaginare. A negare la sessualità dell’handicappato è proprio la famiglia che spesso non considera il congiunto come essere sessuato, ma anzi lo costringe in un ruolo di iperprotezione. Capire e accettare l’affettività del congiunto è uno dei primi passi, che ridona al congiunto la capacità di amare e condividere. La sessualità non è più un tabù ma un approccio naturale che appartiene a tutti.