Home Politica Viaggio nella Costituzione Italiana. Intervista al Prof. Mario Panebianco

Viaggio nella Costituzione Italiana. Intervista al Prof. Mario Panebianco

Forum sulla Costituzione della Repubblica Italiana in occasione dei settanta anni dalla sua entrata in vigore.

Approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato De Nicola il 27 dicembre seguente, fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 298, edizione straordinaria, dello stesso giorno, ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948. Consta di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali.

Intervista al Prof Mario Panebianco – Professore ordinario Università degli Studi di Salerno

D. Professore Panebianco secondo lei quale ruolo svolge attualmente la Costituzione della Repubblica italiana nell’attuale contesto politico-istituzionale. La Costituzione è ancora la carta dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini?

R. La risposta non può essere definitiva. Lo scopo dei costituzionalisti e di tutti gli operatori del diritto è proprio quello di far scendere la Costituzione dai rami alti o formali dell’ordinamento ai rapporti concreti fra cittadini, di mettere la Costituzione al centro del su indicato contesto, mantenendo alla stessa un ruolo indirizzante, conformante e condizionante. Ciò è, ma deve anche essere, un processo continuo in grado di superare le incrostazioni di formalismo giuridico, le esitazioni e le discriminazioni che a volte si profilano nella quotidianità.

D. Prof Panebianco secondo la sua esperienza accademica e giuridica, la Costituzione è stata completamente attuata nei suoi principi fondamentali?. Il pensiero dei Costituenti è stato rispettato dai politici e dagli stessi uomini di legge?

R. Contrariamente a certe logiche che sembrano dominanti, bisogna evidenziare che una tradizione giuridica, un patrimonio costituzionale non si costruiscono in pochi anni. Il costituzionalismo repubblicano italiano è ancora abbastanza giovane, ha solo settanta anni. I Costituenti hanno tracciato una strada, che i cittadini hanno sempre la possibilità di vivificare, mediante la partecipazione informata e consapevole, attraverso i tanti strumenti di democrazia rappresentativa e diretta in grado di regolare e limitare il potere politico. La presenza di una Corte costituzionale, autorevole come quella italiana, non può che tranquillizzare tutti rispetto all’attuazione dei principi fondamentali.

D. Più volte si è parlato di Riformare la Carta Fondamentale, lo scorso anno si è stati vicini nel farlo anche se il voto degli Italiani ha bocciato senza appello le consistenti modifiche proposte dal Governo Renzi. Atteso che il verdetto del popolo sovrano va sempre rispettato, secondo il suo autorevole punto di vista in quali parti la Costituzione avrebbe bisogno di essere riformata e aggiornata?

R. Il più recente dibattito sulla revisione, pur con alcune sbavature, è stato molto giovevole alla diffusione di una cultura della Carta repubblicana. Il rischio che si avverte diffusamente è quello di un modernismo e di una semplificazione a tutti i costi, che spesso implica anche un cambiamento “sia come sia”. L’opera di manutenzione, come ho cercato di accennare, è continua e complessa, le interpretazioni non sono meno importanti delle revisioni testuali. Riscrivere la Carta, cosa impensabile in ogni democrazia costituzionale matura, non è stato apprezzato neanche dal popolo in occasione degli ultimi due referendum. Le nuove regole costituzionali, proposte da maggioranze parlamentari incerte, non sono il miglior antidoto alla nota irregolarità della politica.

Annabella cartomante