Home Economia & Lavoro Amazon, lo sciopero contro il lavoro che stressa

Amazon, lo sciopero contro il lavoro che stressa

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I dipendenti Amazon del centro di Castel San Giovanni in provincia di Piacenza hanno scioperato nel bel mezzo del black Friday, il fine settimana caratterizzato dagli sconti autunnali su un’infinita’ di prodotti commerciali.

Ma quanti lavoratori hanno realmente aderito? Secondo i sindacati, il 50% si e’assentato dal lavoro, mentre per l’azienda, che ha pubblicamente promesso di consegnare regolarmente nei termini abituali, si sarebbe assentato solo il 10% dei dipendenti. Non si può condannare chi non ha aderito allo sciopero perche’ intimorito da eventuali ritorsioni, e si può giustificare solo in parte chi ha dichiarato che “fuori non si trova lavoro migliore a milleduecento euro al mese”, e meno ancora chi ha detto che “tanto non cambia nulla per l’azienda, tanto c’e’ tanta gente pronta ad occupare i posti resi vacanti”.

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Tra le rivendicazioni degli scioperanti qualcuno ha dichiarato che “i ritmi di lavoro che si tengono all’interno del centro smistamento di Amazon sono infernali e a lungo andare portano ad ammalarsi”, qualche altro, pur avendo solo 45 anni, accusa gia’ i sintomi di borsite o tendinite, a causa dei pesi da sollevare continuamente e si lamenta delle pause cronometrate anche per andare al wc e che non consentono di rigenerarsi dalla fatica.

Altra dimostrante ha assimilato le condizioni di lavoro in Amazon alla catena di montaggio dell’era fordista di inizio novecento in America ove contava solo la produzione. Ancora un esempio e’ fornito da ex dipendente di quasi mezza eta’, che ha prestato servizio per sei mesi tra il 2015 ed il 2016, ha ricordato che il lavoro straordinario non e’ facoltativo ma imposto, per cui se si ha bisogno di riposo si e’ costretti ad adeguarsi ai diktat dell’azienda; che inoltre le malattie professionali sono sempre minimizzate dalle maestranze aziendali.

Amazon e’ un’azienda statunitense di commercio su internet, con sede principale in Seattle (le sedi europee sono a  Parigi e Dublino), fondata dal brillante Jeff Bezos, divenuto miliardario in poco tempo. Essa permette di esaudire ogni genere di desiderio con ordini che si inviano stando comodamente seduti davanti al computer di casa, e cosi’, come per incanto, nel giro di 24/48 ore ci arriva a casa l’oggetto del desiderio, sia esso un telefono di ultima generazione, un capo d’abbigliamento o un attrezzo da lavoro; il tutto dopo aver selezionato misura, colore e soprattutto valutato la convenienza economica.

Fantastico! Meravigioso!  Ma a tutto cio’ corrispondono ritmi di lavoro esasperati della filiera logistica di cui abbiamo parlato in apertura, dallo stoccaggio in magazzino, alla consegna a domicilio tramite veloci furgoni pronti a raggiungere qualsiasi paese sperduto in ogni angolo del globo. E come risvolto negativo inoltre la perdita di appeal del negozio tradizionale, cioe’ di quegli esercizi che occupano i terranei di tutti i palazzi e che hanno bisogno per continuare la loro attivita’, di essere visitati fisicamente dagli avventori in tutte le citta’ del mondo.

Che preferite? La risposta e’ duplice: il giovani e gli internauti optano per il negozio virtuale e quindi tengono per Amazon; i meno giovani preferiscono il negozio fisico che consente di fare scelte piu’ ragionate e realistiche, con la prova, degli oggetti da acquistare.

Ma ognuno farebbe bene a riflettere sui pro e i contro delle due modalita’ di fare acquisti: si potrebbe scoprire che a volte il progresso, se non ben controllato e discriminato, equivale a regresso , non tanto per gli imprenditori , ma per la societa’ civile…

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